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Come viene certificata un’ancora marina: dalla progettazione alla marcatura

Prima di finire sulla prua di una nave o di uno yacht, un’ancora moderna passa attraverso un vero e proprio percorso di certificazione, molto più simile all’omologazione di un’auto che all’acquisto di un semplice pezzo di acciaio.

La logica è chiara: definire uno standard minimo di sicurezza e prestazioni e verificare passo dopo passo che il progetto, la produzione e il singolo esemplare lo rispettino davvero.

Poiché si tratta di un tema tecnico, in questo articolo useremo spesso un parallelo con il mondo dell’auto: il modo in cui si omologa un’ancora è, per molti aspetti, sorprendentemente simile a quello con cui si omologa un veicolo.

Nel mondo professionale questo ruolo è svolto dalle Società di Classifica (RINA, Lloyd’s Register, DNV, ABS, BV, ClassNK, ecc.), che applicano regole tecniche comuni raccolte dall’associazione internazionale IACS. Per le ancore, i riferimenti centrali sono le “Unified Requirements” su equipaggiamento d’ancoraggio e fabbricazione (UR A1 e UR W29), recepite poi nei regolamenti delle singole classi.

Banco prova Posidonia

Attori e regole: chi decide cosa

Un’ancora certificata nasce dall’interazione di tre livelli:
  • IACS (International Association of Classification Societies): definisce requisiti minimi comuni per progetto, costruzione e prove delle navi e dei loro equipaggiamenti, comprese le ancore.
  • Società di Classifica: traducono questi requisiti in regole proprie, esaminano i progetti, approvano le fabbriche e rilasciano i certificati.
  • Costruttori di ancore: progettano e producono l’ancora, dimostrando di rispettare le regole tecniche e di qualità richieste.

L’analogia con il mondo automotive è immediata:
IACS fornisce una sorta di “direttiva quadro”, le classi sono paragonabili alle autorità che omologano veicoli, e il produttore di ancore è il costruttore che deve dimostrare che il suo “modello” rispetta gli standard.

La procedura

Fase 1 – Approvazione del progetto: l’“omologazione di tipo”

La prima tappa non si svolge in officina, ma sulla carta (oggi: sui CAD): è la approvazione del progetto, spesso chiamata type approval.

Il costruttore presenta alla classe:

  • disegni d’insieme e di dettaglio (forma, marre, ceppo, stelo, articolazioni);
  • specifiche dei materiali e dei processi produttivi (forgiatura, saldatura);
  • eventuali note e calcoli di resistenza.

Gli esperti della Società verificano che:

  • la geometria sia coerente con le regole su dimensionamento e tipo di ancora;
  • i materiali proposti rispettino le specifiche sugli acciai ammessi per ancore (per esempio, acciai forgiati conformi alle UR sui materiali);
  • il progetto sia compatibile con le categorie prestazionali richieste (ancora ordinaria, HHP, SHHP).

In termini di analogia, è come quando un nuovo modello di automobile viene esaminato prima ancora di essere prodotto in serie: si verifica sulla carta che struttura, materiali e concetto siano adeguati a certe normative di sicurezza, prima di passare ai test dinamici veri e propri.

Se l’esito è positivo, il modello di ancora diventa a tutti gli effetti un’“ancora di tipo approvato” presso quella Società di Classifica.

Fase 2 – HHP e SHHP: misurare la tenuta in mare

Molte ancore moderne vantano sigle come HHP o SHHP: non sono marchi commerciali, ma classificazioni prestazionali riconosciute dalle classi.

  • HHP (High Holding Power): l’ancora deve dimostrare, in prove a mare, una capacità di tenuta almeno doppia rispetto a un’ancora stockless ordinaria (cioè la classica ancora “senza stock”, il grosso traverso trasversale, ampiamente usata sulle grandi navi commerciali).
  • SHHP (Super High Holding Power): richiede una tenuta almeno quattro volte quella di un’ancora ordinaria di pari peso, oppure almeno il doppio di una ancora HHP già approvata.

Per la sola tenuta sul fondale, queste prestazioni non si valutano in laboratorio ma in mare aperto, mettendo a confronto l’ancora da certificare con una “ancora standard” su diversi fondali (sabbia, fango, argilla, ecc.) e misurando gli sforzi con dinamometri.

Potremmo paragonarlo ai crash-test o alle prove di frenata per le auto: non basta un calcolo teorico, si verifica davvero sul campo quanto “tiene” il modello rispetto a un riferimento noto.

Per la resistenza meccanica e le prove di carico (proof load, prove a trazione su ancore ed equipaggiamenti correlati), entrano invece in gioco i banchi prova.

In questo ambito Posidonia dispone del banco prova a trazione orizzontale più potente del Mediterraneo: una struttura lunga quasi 30 metri, capace di collaudi fino a circa 500 tonnellate, azionata da un pistone idraulico.
Il banco viene tarato ogni anno dal Politecnico di Milano ed è operativo sotto la supervisione e con la successiva approvazione del Lloyd’s Register of Shipping, della Marina Militare Italiana e delle altre Società di Classificazione IACS, garantendo così che i test eseguiti siano riconosciuti e accettati a livello internazionale.

Solo dopo queste prove il modello può essere ufficialmente indicato nei documenti di classe come ancora HHP o SHHP, per una certa gamma di pesi.

Fase 3 – Approvazione dello stabilimento: dal prototipo alla serie

Una volta che il tipo di ancora è stato approvato, bisogna assicurarsi che tutte le ancore prodotte assomiglino davvero al “prototipo” certificato. Per questo le regole richiedono che siano utilizzati stabilimenti approvati dalla Società di Classifica.

Questo comporta, tra l’altro:

  • processi di forgiatura e saldatura qualificati e documentati;
  • personale abilitato per le attività critiche (saldatori, addetti ai controlli non distruttivi);
  • un sistema di gestione della qualità strutturato (spesso basato su ISO 9001, ma verificato e “tradotto” nelle logiche di classe).

L’esperienza del settore mostra quanto questo passaggio sia cruciale: casi noti di ancore prodotte con acciai diversi da quelli dichiarati hanno dimostrato che anche un buon progetto può dare problemi se la catena di fornitura e i controlli di fabbrica non sono sotto stretto controllo.

In termini pratici, questa fase è paragonabile alla certificazione di uno specifico stabilimento automobilistico: non basta che il progetto della vettura sia omologato, bisogna verificare che l’impianto che la produce sia in grado di replicare quello standard in serie.

Fase 4 – Prove e controlli sul singolo pezzo

Il cuore del processo, per chi compra o monta un’ancora, sta nei controlli sul singolo esemplare.
Le regole IACS (UR W29) prevedono una serie di verifiche standardizzate che ogni ancora certificata deve superare.

CONTROLLI DIMENSIONALI E VISIVI

Si controlla che l’ancora corrisponda al disegno approvato: lunghezze, spessori, angoli, gioco delle parti mobili, eventuali saldature e fusione devono rientrare nelle tolleranze previste.Contestualmente si esegue una ispezione visiva per individuare cricche, porosità o difetti evidenti.

PROVA DI CARICO (PROOF LOAD TEST)

Ogni ancora viene sottoposta a una prova di carico: un tiro controllato a un livello di forza definito in funzione del peso e della categoria dell’ancora.
Per le ancore SHHP, il livello di carico richiesto è superiore a quello di una ancora ordinaria di pari massa, in modo da garantire margini di sicurezza coerenti con la maggiore tenuta dichiarata.

L’obiettivo non è misurare la tenuta sul fondale (quello avviene nella fase di prova tipo), ma verificare che la struttura resista senza deformazioni permanenti a uno sforzo molto elevato.

CONTROLLI NON DISTRUTTIVI

In funzione del tipo di ancora e del materiale, vengono eseguiti controlli non distruttivi (CND):

  • liquidi penetranti o particelle magnetiche per individuare cricche superficiali;
  • ultrasuoni per verificare la presenza di difetti interni in zone critiche.

Questi controlli sono particolarmente importanti dopo la prova di carico, perché consentono di individuare difetti che si sono aperti o ampliati sotto sforzo.

In alcuni casi, soprattutto su nuove configurazioni, la classe può richiedere prove aggiuntive come drop test o prove a martello, per qualificare ulteriormente il comportamento del prodotto.

Fase 5 – Marcature: leggere l’ancora come un documento

Un’ancora certificata porta inciso sul metallo un insieme di marcature permanenti che ne costituiscono la vera “carta d’identità”.

Secondo le regole di classe, queste marcature includono tipicamente:

  • il simbolo o la sigla della Società di Classifica (RINA, LR, DNV, ecc.);
  • l’indicazione della classe di tenuta (per esempio “HHP” o “SHHP” se applicabile);
  • il peso nominale dell’ancora;
  • il marchio del fabbricante e, spesso, un codice di tracciabilità (lotto, colata, numero di serie).

La marcatura può essere ottenuta con punzonatura o incisione approvata, purché sia permanente e leggibile nel tempo.

Per chi opera a bordo o in cantiere, imparare a “leggere” queste marcature significa poter collegare il pezzo fisico ai relativi certificati e alla classe che lo ha approvato, un po’ come la targa e il libretto di un’automobile.

Fase 6 – Documenti: cosa chiedere a fornitore e cantiere

Alle marcature fisiche si affianca sempre una componente documentale. Per un’ancora certificata è normale pretendere almeno:

  • un certificato di approvazione di tipo (type approval): attesta che quel modello di ancora, per una certa gamma di pesi, è riconosciuto come ancora ordinaria, HHP o SHHP secondo le regole della classe;
  • un certificato di prova dell’ancora (o del lotto): riporta i risultati della prova di carico, i controlli effettuati e i riferimenti alle marcature;
  • i certificati dei materiali (es. 3.1/3.2): collegano l’acciaio utilizzato alle specifiche di qualità approvate.

Per chi lavora su nuove costruzioni o refit, conservare questa documentazione insieme a quella di bordo significa poter dimostrare, in caso di ispezioni o incidenti, che l’equipaggiamento d’ancora rispetta gli standard dichiarati.

Una mini–guida operativa per seguire l’iter

Marcatura ancora
Marcatura ancora
Se il tuo obiettivo è seguire in modo consapevole il processo di certificazione (come committente, progettista o armatore), le domande chiave da porsi lungo la filiera sono:
  • Il modello di ancora è “di tipo approvato” da una Società di Classifica?
    Verifica se esiste un type approval e, se dichiarate, le classi HHP/SHHP corrispondono a una classificazione ufficiale, non solo a un claim di marketing.

  • Lo stabilimento che produce l’ancora è approvato?
    Chiedi se il produttore è riconosciuto come “approved manufacturer” dalla classe e come viene gestito il controllo qualità.

  • Per il singolo pezzo esistono prove e certificati?
    Richiedi copia del certificato di prova (proof load, CND) e dei certificati materiali per le ancore di maggiore importanza o su unità soggette a regole SOLAS/classi.

  • Marcature coerenti con i documenti?
    Controlla che quanto riportato fisicamente sull’ancora (classe, HHP/SHHP, peso, costruttore) coincida con quanto indicato nei certificati.

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Come viene certificata un’ancora marina: dalla progettazione alla marcatura
11 Settembre 2026
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